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La Fondazione


La Fondazione "I CARE" persegue finalità di solidarietà sociale, e svolge la propria attività nel settore della tutela dei diritti civili. Si costituisce nel 2004, grazie alla volontà e al contributo dei soci fondatori, ottenendo il riconoscimento di Onlus. Del progetto della sede, eseguito dal 2005 al 2007, sono incaricati l'architetti Luigi Latini e Paolo Sordi con l'idea di accogliere, oltre alla sede della fondazione, spazi per associazioni di volontariato, luoghi specifici per mostre, eventi culturali e sociali, oltre a un auditorium disponibile per circa 100 posti, un bar-enoteca e un ristorante.

La sede della fondazione vuole essere un luogo di riferimento per chi vive il quotidiano, un centro con attività indirizzate ad un utenza di raggio sia locale che territoriale. La concentrazione di tali funzioni attribuisce al nuovo edificio un ruolo emergente e simbolico per l'area circostante, che si riflette anche nei caratteri architettonici dello spazio che la ospita. Oggi l'edificio è occupato da sedi di istituzioni ed attività quali: la Fondazione stessa, la rivista e casa editrice "Il Grandevetro", una Cooperativa sociale, un Consorzio che opera nell'ambito della formazione, l'Auser di Fucecchio e il circolo del PD di Fucecchio.

Il programma di attività della fondazione è volto - come recita lo statuto, alla valorizzazione della cultura della libertà e dell'uguaglianza, dell'equità e della giustizia, del lavoro, della solidarietà sociale e della pace. A tal fine, la Fondazione promuove ed organizza attività dirette ad arrecare benefici a persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari. Tali attività sono indirizzate a tutelare i diritti umani, a promuovere lo sviluppo umano sostenibile, alla formazione di una società interetnica e interculturale; a sostenere, infine, il riconoscimento della diversità come valore, rifiutando ogni discriminazione di sesso e di orientamento sessuale, di razza, di religione e di cultura, coinvolgendo tutti gli uomini al fine di superare ogni forma di disuguaglianza sociale.
Cultura,solidarietà,diritti civili possono essere considerate le parole chiave corrispondenti ai tre ambiti principali che caratterizzeranno gli intenti e la programmazione della fondazione: con l'attivazione di un calendario di incontri tematici, seminari, cicli di conferenze, esposizioni a partire dall'anno 2008. Nell'ambito della programmazione immediata è previsto, con il nuovo anno, l'avvio di un Cinefórum, organizzato da un gruppo giovanile interno alla fondazione.


Edificio


In considerazione della collocazione in prossimità alla zona industriale ed ai margini della campagna coltivata, l'edificio vuole far propri nella sua architettura i richiami alle forme del paesaggio industriale, con la copertura a volta in acciaio ed alluminio e il rivestimento in mattoni rossi che evoca le fornaci un tempo presenti sul territorio. Una "fabbrica" quindi, non di prodotti materiali, ma di scambi culturali, inserita in un ambito in cui si conservano le tracce della memoria contadina, evocata da piante e da filari di viti qui riproposti. Si è deciso di utilizzare un linguaggio contemporaneo per rappresentare la memoria storica del lavoro nelle nostre terre, sia agricole che industriali, e il senso di un lavoro culturale ed associativo legato alla vita quotidiana. La struttura della sede è congegnata in modo tale da ospitare eventi che si possono articolare negli spazi sia interni che esterni, così da coinvolgere un'area urbana marginale anziché restare circoscritti a un contenitore concluso. L'auditorium presente al suo interno può ospitare al tempo stesso una mostra e un seminario di studio.
L'edificio, a metà strada tra il centro urbano e l'area industriale, nasce dall'idea di dare qualità e dignità a luoghi privi di centralità, ribaltando le gerarchie centro-periferia e stimolando una percezione dei luoghi di cultura e socialità che pervade anche parti del paesaggio urbano meno ovvie. In chiave più ampia, possiamo dire che l'edificio esprime un tentativo di guardare al paesaggio toscano, urbano ed extraurbano, facendo leva sulle potenzialità di trasformazione delle aree meno corteggiate dall'immagine ufficiale della nostra regione, ma pur sempre teatro della vita quotidiana, ricche di potenzialità interpretative.

 

 

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